Tè bianco - The Tea Stylist's Mug - Tea Magazine by Francesca Natali

Il tè bianco dell’Imperatore

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Può una semplice foglia verde portare con sè millenni di storia senza invecchiare mai? Può un divino sovrano cinese come Chen Nung berne quotidianamente l’infusione e restare giovane in eterno? Assaporare l’alone di mistero che pervade la sottile e delicata foglia del tè è un avventura senza confini.

Molto più che una semplice bevanda il tè è ancora oggi, dopo 5.000 anni, simbolo di gusto e di raffinate maniere e sebbene se ne abbia traccia già in antiche leggende cinesi del 2.737 a.C. fu Lu Yu nel 780 a.C. a parlare del tè per la prima volta descrivendone le qualità gustative così dettagliatamente che i più importanti esperti contemporanei di tè le utilizzano per la quotidiana preparazione del suo infuso:

“…quando dall’acqua sembrano affiorare occhi di pesce questa sarà la temperatura giusta per preparare il tuo tè biancoYin Zhen…”,

spiegava Lu Yu nel suo libro Cha Jing (Canone del Tè).

Per noi occidentali il viaggio dal Celeste Impero di questa misteriosa foglia ha inizio in epoche più recenti, quando l’inglese Robert Fortune, si addentra nella Cina più segreta alla scoperta dei giardini che producono il “Tè dell’Imperatore”. L’Inghilterra di allora aveva già inaugurato il rito sociale legato a questa bevanda esotica, utilizzava però solo il tè nero che giungeva via mare dalla Cina e dalle colonie in Assam, chiuso a chiave in TeaCaddy e poi bevuto in costosissime porcellane di fattura cinese: per molto tempo rimase infatti una bevanda riservata all’arisotocrazia e ai soli uomini.

Nessuno sapeva dove si trovassero le antiche piantagioni del pregiato Tè Bianco destinate a produrre il tributo annuale per l’imperatore cinese, il solo che poteva godere del sottile piacere di assaporare quell’infusione pallida e cristallina ottenuta da germogli cresciuti al primo tiepido sole primaverile, un elisir di lunga vita ricco di virtù curative celate segretamente dalla madre terra per tutto l’inverno.

Non si sapeva nemmeno che le molteplici tipologie di tè venissero prodotte da un’unica pianta di origine cinese chiamata Camelia Sinensis e che fossero poi le tecniche di lavorazione a caratterizzare un tè e renderlo bianco, verde, semifermenatto o nero. Il terreno contribuiva certo a donare l’aroma caratteristico di quel determinto giardino ma erano poi le tradizioni tramandate da centinaia di generazioni a connotarne la personalità. Ed è cosi ancora oggi.

La forma arruffata della foglia di un tè bianco Bai Mu Dan o quella arrotolata di un tè bianco Perle de Jade custodiscono anni di storia cosi come i vellutati germogli argentati del rarissimo tè Jasmin Yin Zhen sono il risultato di pazienti attese. Queste foglie dopo il raccolto non subiscono ossidazione, come i tè neri, ma rimangono al sole ad asciugarsi, inoltre solo le minuscole foglioline della cima del germoglio possono produrre Tè Bianchi ed è per questo che si tratta di tè pregiati e fragili.

I giardini destinati alla loro produzione crescono in zone impervie oppure nelle corti imperiali protette da sguardi indiscreti: la minima disattenzione costa cara poichè si producono pochi germogli ogni anno. Ispirati dalla natura gli artigiani del tè scolpiscono con delicatezza le foglie donando forme spettacolari come rose e bottoni di loto: ogni fiore, deposto in una tazza, aprirà i suoi petali nell’infusione, rari e preziosi per il grande valore estetico e per la silenziosa contemplazione della loro apertura.

E’ una fortuna poter assaporare nella quiete domestica o in una raffinata sala a tè cittadina la magica infusione di queste foglie di Tè Bianco, quell’infusione che solo gli imperatori cinesi potevano ottenere, e saperne poi decifrare la consistenza morbida e vellutata al palato, il gusto delicato del liquore zuccherino che ricorda miele e fiori di biancospino; e immaginare come, sino all’epoca Song, in Cina il tè venisse cotto insieme a latte e spezie staccandone le foglie pressate in una pesante mattonella scura che veniva utilizzata come moneta di scambio…

Oggi come allora una tazza di tè porta con sé il lusso di diventare imperatori per un giorno.