Darjeeling, lo Champagne nero - Tea Stylist's Mug

Darjeeling, lo Champagne nero

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La regione del Darjeeling

Il sub-continente indiano produce tè molto apprezzati in tutta Europa come Assam e Nilgiri, ma il più raffinato tra i tè è raccolto nel Darjeeling sulle pendici scoscese ai piedi dell’Himalaya, in piccole piantagioni chiamate giardini: qui, giovani donne, abituate sin da bambine a vivere in climi difficili, raccolgono ancora manualmente su questi terreni impervi le foglie e i germogli della pianta del tè.

Il Darjeeling è una bellissima regione circondata da meravigliose montagne e coperta da grosse e pesanti nuvole bianche; raccontare l’aroma di questo tè è impossibile senza descriverne la tipologia climatica: il sole, l’altitudine, le piogge, rappresentano tappe importanti per la raccolta e la qualità del tè Darjeeling.

Il tè Darjeeling

Margaret’s Hope, Arya, Phugury, Selimbong… come uno Champagne Dom Perignon millesimato, un tè Darjeeling Castleton 1st Flush sembra essere una speciale rarità per gli appassionati di questa ambrata bevanda. Ma se è il perlage che contraddistingue un buono Champagne, per un Darjeeling ciò che fa la differenza è la sottile astringenza che pervade il palato quando un sorso di infuso ottenuto con le foglie del raccolto primaverile, si racconta in bocca: sentori di mandorla acerba e pera Williams contraddistinguono questo tè dalla foglia selvaggia le cui sfumature virano tra il verde e il marrone.

La sua lavorazione classica prevede una breve fermentazione che lo fa dunque appartenere alla famiglia dei tè chiamati da noi occidentali “neri”, ma oggi in commercio si trovano anche varietà di Darjeeling verdi (Darjeeling Arya) e semifermentati.

Il confronto tra vini bianchi e rossi con tè verdi e neri è un confronto lecito e facile da comprendere anche per i meno esperti in materia ma per questi tè, come per lo Champagne, si parla di qualche cosa di veramente unico e speciale: una lavorazione tramandata di generazione in generazione, con cui si ottiene questo tè che io amo chiamare lo Champagne Nero.

Vale la pena di segnalare una regola su tutte: per acquistare un buon Darjeeling non si deve mai scegliere un blend (cioè un mix di più giardini) ma preferire sempre un giardino specifico, a meno che non lo si usi per cucinare un arrosto di maiale o dei plumcake alle pere, perché allora anche un generico Darjeeling risulta ideale, senza essere eccessivamente costoso.

La degustazione di un Darjeeling

Il Darjeeling è un tè che si fa amare per la sua speciale texture persistente nel tempo, forse per i neofiti leggermente allappante, ma decisamente vigorosa e mordente. Pochi giardini produttori di tè in India sono protetti come quelli di Darjeeling, questo fa si che si possa parlare di tè speciali, esclusivi e ricercati sotto ogni profilo: non si sorseggia certo in una flûte, ma piuttosto in una sottile tazza di porcellana con manico; la teiera perfetta ha invece una forma inglese e panciuta.

Diversa e inaspettata la questione degli abbinamenti: se con le bollicine francesi si parla di Champagne e fragole, Champagne e ostriche, Champagne e fois gras… non vale lo stesso per il liquore del Darjeeling che ci riserva un curiosa sorpresa: il suo abbinamento più adatto infatti, è con una saporita caciotta senese o con un buon croccante siciliano…

Sono tè molto astringenti. Bevuti alla maniera cinese in tazza invece risultano delicati ed enormemente soddisfacenti. La varietà cambia da giardino a giardino e la scelta è vasta tanto da comprendere 86 estates (giardini) che producono circa 11 milioni di kili all’anno. I migliori vengono venduti a foglia intera. Il First Flush è raccolto subito dopo l’inverno quando il colore delle foglie è ancora di un verde tenero. Il Second Flush ha un colore rosso marrone dal sapore di moscatello con un leggero gusto fruttato (maggio / giugno). Il raccolto autunnale è prodotto tra ottobre e novembre ed è considerato più debole in gusto e carattere.

Molti Darjeeling venduti sono in effetti dei blend ma per conoscerne il vero aroma è necessario bere un giardino singolo.
In teoria ogni giardino può essere processato con tre metodi: verde/bianco, oolong e nero. Ma non tutti reggono in sapore e aroma. E’ una sottile combinazione di arte e scienza. Macchinari ben tenuti, conoscenza professionale degli addetti possono migliorare la qualità del prodotto. Le terre di Darjeeling sono meravigliose e la terra sembra un oceano verde.

L’acqua è un elemento importante per il tè: è uno dei delicati nutrimenti delle piante, successivamente viene eliminata dopo il raccolto e dopo la fine della lavorazione viene proprio temuta perché non alteri la qualità del prodotto finito. Alla fine l’acqua e nuovamente aggiunta per far rivivere le foglioline.

Un pò di storia

La celebre Compagnia Orientale delle Indie infatti, fondata nel 1600 con lo scopo di governare il commercio con le colonie indiane sotto il regno di Elisabetta I (cosa che favorì la nascita dei porti di Singapore e HongKong), nel 1700 decise di introdurre la pianta cinese del tè (la Camellia Sinensis) nelle colonie britanniche: fu un successo immediato, grazie anche all’apporto della Regina Vittoria (1819-1901) che non solo sostituì lo scotch con il tè ma capì che coltivarlo in casa forse sarebbe stato più vantaggioso che importarlo dalla Cina. In meno di 200 anni l’India è divenuta una delle più grandi zone di coltivazione del thé.

Le persone che hanno fatto la storia del tè

Furono 4 gli uomini che si occuparono del thé: Robert Bruce, C. A. Bruce, Lord William Charles Bentinck e Robert Fortune.

I due fratelli scozzesi Bruce vivevano nelle colonie inglesi da tempo e furono felici  di aiutare la Regina. Charles Alexander Bruce spese più di 4 anni per farsi strada tra le foreste dell’Assam per piantare le Camelie Assamiche. Non era un botanico ma ben conosceva il difficile clima di quella zona piovosa. Fortunatamente per la storia del thé, scrisse un taccuino con i suoi primi esperimenti nella produzione delle foglie di thé.

Nel 1823 Robert Bruce esplorò il Burnese Assam. Qui scoprì piccole piante di Camelia. Il fratello ne piantò alcuni semi nelle regioni del Darjeeling. Purtroppo Major Robert Bruce morì prima di sapere che la sua piccola scoperta era alla base dell’odierno impero del thé.

Fu Robert Fortune che portò le prime piante di thé dalla Cina all’India (Darjeeling) ma le giovani foglioline non erano in grado di resistere a questo difficile clima. Ancora oggi in molti giardini del Darjeeling le due tipologie di Camelia convivono: questo anche per rendere l’aroma più delicato e proteggere le piantagioni dall’attacco dei bruchi.

Le due varietà dunque crescono ancora assieme ma poi durante la lavorazione vengono tenute separate per poi creare dei blend su indicazione dei tea teaster. L’aggiunta della Camelia Assamica ha reso i Darjeeling più rossi e ha donato un aroma più pieno in tazza.